“Pensate che, fra i sei milioni di ebrei di tutta Europa sterminati dai nazisti, c’erano un milione e mezzo di bambini. Un milione e mezzo di bambini. Provate a immaginarli.”
Così scrive Lia Levi in Il Giorno della Memoria raccontato ai miei nipoti, Edizioni Piemme.
UN MILIONE E MEZZO DI BAMBINI.

E tutto questo succedeva proprio quando Lia stessa era una bambina

UNA BAMBINA E BASTA

come recita il titolo del libro pubblicato da Edizioni E/O per la prima volta nel 1994, quando Lia Levi aveva già 60 anni, e che nello stesso anno si aggiudicò il PREMIO ELSA MORANTE.

Il libro racconta la sua infanzia, vissuta in un convento per sfuggire alle persecuzioni razziali e rappresenta la liberazione di quel blocco emotivo che per molti anni le ha impedito di raccontare la sua storia e diventare una scrittrice. Pagine in cui dichiara di non aver vissuto l’aspetto più tragico della Shoah e di essere tra coloro che Primo Levi considera gli “Scampati”.

Una bambina e basta” nel tempo è diventato una specie di “classico” e molti degli altri suoi libri hanno riempito gli scaffali delle Biblioteche e delle Librerie, ricevendo molti premi e riconoscimenti, ma noi crediamo che il più grande sia quello che riceve ogni volta che i ragazzi stabiliscono un canale di ascolto ed empatia verso i suoi racconti che seppur narrano un evento così tragico e inimmaginabile riesce a toccar le corde del loro cuore con una sensibilità e cura di chi sa che si deve e trova il modo migliore per farlo. Quest’anno la casa editrice Harper Collins ha pubblicato un bell’adattamento del libro rivolto ai bambini e le bambine di oggi.

Nella foto insieme ai due libri già citati, c’è La portinaia di Apollonia, di Lia Levi, illustrato da Lia Orciari, edito da Orecchio Acerbo Editore, che nel 2005 si è aggiudicato il SUPER PREMIO ANDERSEN, LIBRO DELL’ANNO 2005 e MIGLIOR LIBRO 6-9 ANNI, non solo per “la forma e dolente bellezza delle immagini”, ma anche per “l’efficacia e la semplicità di un testo dedicato alla Memoria e alla storia lette attraverso gli occhi e la mente di un bambino”.
Quella lente attraverso la quale Lia Levi non ha mai smesso di guardare per attingere a quel pozzo di dolore che la spinge a trasformarlo per far sì che alla fine il bene abbia sempre la meglio sul male.

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