Un po’ di storia…
Il 25 novembre del 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce ufficialmente la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Si tratta, in realtà, di una Campagna annuale internazionale che prevede 16 giorni di impegno ed iniziative di sensibilizzazione, dal 25 novembre al 10 dicembre, Giornata dei Diritti Umani. Su questo tema, ricordiamo inoltre che è del 2011 l’accordo internazionale per la prevenzione e la lotta contro la violenza di genere: la “Convenzione di Istanbul” , approvata dall’Italia nel 2013 ma, da tempo, oggetto di controversie politiche.
Mettere in atto interventi concreti e preventivi, in difesa e a sostegno di donne e ragazze esposte a situazioni/rischio di violenza -spesso in ambito familiare-, è un’azione possibile per tutt* noi, oltre che un dovere di Istituzioni e organizzazioni preposte.
Un problema anche educativo
Non una ma sedici giornate, dunque, di attivismo e impegno civile. Ma per chiunque si occupi di educazione, formazione e cultura, è del tutto evidente quanto ancora non sia sufficiente. I dati statistici, le dinamiche, la ricorrenza e trasversalità a livello globale… tutto ci parla di un fenomeno endemico, e i singoli crimini vanno considerati ben oltre la somma di notizie di cronaca apparentemente episodiche, per quanto frequenti. Non è difficile riconoscere come queste forme di violenza siano profondamente radicate in strutture psicologiche e sociali complesse e sistemiche, sulle quali si modella ogni ambito della nostra vita quotidiana, e che si fondano su un millenario rapporto di egemonia fra i generi.
È qui che si rende evidente ed urgente la necessità di un intervento che dovrebbe costituire, 365 giorni all’anno, una delle principali pre-occupazioni di chi si occupa di bambin* e ragazzi* a livello pedagogico e nei contesti formativi: educazione sentimentale, all’affettività, alle differenze, alla non violenza, alla solidarietà, al riconoscimento degli stereotipi di genere che ci abitano e ci condizionano…e anche all’ascolto accogliente e non giudicante delle storie degli altri.
Save the children individua e consiglia, a partire da alcune premesse pedagogiche a nostro parere condivisibili, tre buone prassi educative che riteniamo utile indicare, per chiunque voglia attivamente portare in classe i principi base di una buona educazione all’affettività e alle differenze.
Noi che ci occupiamo quotidianamente di storie e immaginari, di risorse letterarie in una prospettiva di condivisione e in uno spirito di inclusione ed empatia… noi non ci illudiamo di abbattere a forza di libri questa montagna imponente e nefanda fatta di atti e atteggiamenti violenti contro le donne, disparità di genere e relazioni basate sul dominio e il controllo dell’altr*. Ma sappiamo che le storie possono lentamente cambiare il modo di percepire e raccontare noi stessi e la realtà. Sappiamo che il benessere degli altri riguarda ciascuno di noi, così come la sofferenza degli altri ci ferisce e ci interroga, e per questo non possiamo fare a meno di radunarci proprio là ai piedi della montagna, per offrire a* bambin* quello in cui nonostante tutto crediamo profondamente, la forza delle parole che danno nome alle cose.
Ci sono storie a cui siamo particolarmente affezionati: storie tra loro diverse, non editorialmente tematizzate, rivolte a lettori e lettrici di varie età.
Vi aspettiamo in Libreria per potervele mostrare e raccontare!




