In un paese lontano lontano, tanto tanto tempo fa, c’era una volta un villaggio nel quale abitava una donna vecchia che più vecchia non si può, e che viveva in una casa con il tetto a punta e un comignolo dal quale il fumo usciva raramente.
Ne sentii parlare quasi in segreto da persone famose per la loro saggezza, conquistata attraverso la lettura di libri antichi e nuovi, e lunghi percorsi in zone dove ancora si deve viaggiare a piedi o, se si è fortunati, a cavallo. Anche queste persone avevano sentito parlare della misteriosa vecchia donna quasi in segreto da altri sconosciuti stranieri quasi timorosi di offrire indizi o segni precisi.
Io volevo incontrarla a qualsiasi costo, perchè era famosa per essere rimasta la più meravigliosa narratrice di fiabe del mondo. Fiabe tramandate da migliaia e migliaia di anni, da una generazione all’altra, quando ancora non esisteva la scrittura, da sempre conosciute perché qualcuno le raccontava nelle fredde e buie serate dell’inverno, nel calore di una stalla o attorno al fuoco di un camino. Dove avrei potuto trovare la vecchia donna misteriosa? Raccolsi poche notizie che avessero sapere di certezza. Troppi, invece, i riferimenti incontrollabili, le voci che non trovavano rapporti consistenti con la realtà, le informazioni frutto di sola fantasia. L’unica pista concreta mi portava nel Medio Oriente, forse molto vicino all’India, dove arcaici popoli di pelle bianca avevano fondato le basi del sanscrito, una delle più antiche lingue indo-europee. Probabilmente, infatti, le fiabe hanno ventimila anni e costituiscono l’inizio di ogni forma di racconto.
Chi ha portato le fiabe dall’Asia in Europa? Gli antichi greci e romani non conoscevano le fiabe: avevano un altro modo di raccontare gli avvenimenti legati al mondo magico, poiché ciò che avveniva era influenzato dagli Dei. Questi loro racconti erano chiamati “miti”, ed erano ben diversi da quanto veniva descritto nelle fiabe. Nei miti comparivano Giove, Minerva, Marte, Apollo, Diana, Vulcano, Nettuno, Ercole e tante altre divinità che intervenivano nella vita degli uomini, come
nell’ Iliade e nell’Odissea. I bambini dell’antica Grecia e dell’antica Roma non conoscevano Biancaneve, Cenerentola, La Bella addormentata, Il gatto con gli stivali, Pelle d’asino, I musicanti di Brema e tutte le altre fiabe che ancora oggi ci piacciono tanto.
In Europa le fiabe sono arrivate dopo la caduta dell’Impero romano e quindi le hanno portate i “barbari”. In Italia, dove hanno dominato per oltre duecento anni da Nord a Sud, è molto probabile che siano stati i Longobardi a raccontare le prime fiabe.
Anche se non c’entra con le fiabe, è interessante ricordare che i greci e i romani non conoscevano le campane: anche queste sono arrivate con i “barbari”, portate dall’India dove erano conosciute da tempi lontanissimi.
Per saperne di più sulle fiabe dovevo parlare con la vecchia signora. Mi imbarcai su una nave da carico, attraversai il Mediterraneo, attraverso lo stretto di Suez, arrivai nel Golfo Persico. Nella costa dei Pirati mi fecero conoscere un vecchio , quasi senza età, che mi accolse con gentilezza: “Ho sentito anch’io parlare della veneranda signora, ma non l’ho mai conosciuta, perché sono le donne che raccontano le fiabe. Noi uomini, invece, preferiamo fare i cantastorie mentre, nel medioevo, facevamo i giullari e i menestrelli. Nelle fiabe c’è sempre qualche cosa di magico e le donne conoscono la magia meglio di noi uomini. Prosegua il viaggio – continuò – e quando arriverà in un posto dove non vedrà più sui tetti le antenne della televisione, scenda dalla nave e prosegua a piedi. Qualcuno le indicherà la strada giusta.”
Ripartii con un’altra nave più piccola che toccava paesi, nei quali spesso non si trovavano neanche un’osteria per mangiare qualcosa che non fosse il pesce che pescavamo con le nostre reti.
Una notte, alla luce della luna piena, vidi che il paese dove ci trovavamo non aveva le antenne della televisione. Scesi rapidamente dalla nave che era entrata silenziosamente in porto: le case attorno all’attracco erano poche e buie. Dovetti attendere sino all’alba per incontrare alcune persone. La nave era già ripartita. Mi consigliarono di partire con la moglie di un pescatore che mi indicò un paese lontano, raggiungibile attraverso difficili sentieri, protetto da alte montagne. Mi misi in cammino: l’unico mio bagaglio era uno zaino con pane secco. Trovai, lungo il cammino, molti ruscelli e limpide sorgenti d’acqua, soprattutto vicino ai villaggi di montagna. Finalmente, dietro un picco altissimo, attraverso un valico stretto e pauroso, entrai in una vallata piena di alberi e campi coltivati, protetti dalle alte pareti delle montagne: un’oasi di pace e di serenità. Capii di essere arrivato.
Non mi fu difficile incontrare la vecchia signora: la sua casa era la più antica del villaggio. Era lei che raccontava le fiabe che tutti ascoltavano dopo il tramonto del sole.
“Perché sei venuto così da lontano?”, mi chiese.
“Perché volevo farti alcune domande sulle fiabe, alle quali forse soltanto tu sai rispondere”, risposi.
“Non più di tre domande: tre è un numero magico che non può venire superato.”
“Ecco allora la prima domanda: perché le fiabe vanno sempre a finire bene, anche se durante il racconto ci sono momenti di paura?”.
“La fiaba è un racconto ottimistico, anche se molti aspetti della sua storia sono tremendamente seri. É questa decisiva differenza che distingue la fiaba da altre storie dove succedono fatti altrettanto fantastici (per esempio i miti), indipendentemente dal lieto fine. Gli eventi che si verificano nelle fiabe sono spesso insoliti e imprevedibili, ma sempre presentati come fossero normali, come qualcosa che potrebbe accadere a voi o a me o al vicino di casa durante una passeggiata nel bosco. Anche gli incontri più straordinari sono raccontati nelle fiabe in tono casuale, come se fossero una faccenda di tutti i giorni. Le fiabe dicono che ci possono essere sempre soluzioni felici su questa terra, senza aspettare ricompense soltanto dopo la morte.”
“Seconda domanda: le fiabe insegnano qualche cosa?”.
“Le fiabe raccontano una storia, piena di avvenimenti e di personaggi. Se poi qualcuno vuole trovare, in questa storia, dei significati segreti, padronissimo di farlo. Per esempio nella fiaba di Cenerentola si può intravedere il problema della gelosia fra i fratelli; nella Bella addormentata le preoccupazioni dei genitori quando la propria figlia diventa grande; in Cappuccetto Rosso, per quanto virtuosa, si lascia tentare e la sua sorte ci dice che il fidarsi delle buone intenzioni di chiunque – anche se sembra così bello – significa in realtà esporsi a trappole. L’elenco potrebbe continuare, ma nella fiaba quello che conta è la storia in se stessa, cioè quello che si capisce quando la si ascolta.”
“Terza e ultima domanda: perché le fiabe sono così antiche?”.
“Perché sono nate agli inizi del mondo e rispecchiano fatti veri, anche se modificati dalla fantasia di chi ha cominciato a raccontarle: Biancaneve è esistita veramente, e come lei è vissuta Cenerentola. Il gatto con gli stivali forse non era un gatto, ma un amico meraviglioso dall’aspetto strano che aiuta il figlio povero di un mugnaio che non riusciva a cavarsela da solo. Coloro che scrivono fiabe e favole oggi, raccontano storie che non hanno la forza di una tradizione millenaria, che riesce a selezionare ciò che è valido da quello che non interessa.”
Ringraziai la vecchia signora e notai che il suo volto, pieno di fittissime rughe, mi sorrideva con molta benevolenza. Le dissi che non sapevo come sdebitarmi. Mi rispose: ”Ho capito che a te le fiabe piacciono moltissimo, e questo è per me il regalo più bello. Fino a quando ai bambini piaceranno le fiabe, nel mondo ci sarà sempre la speranza che la vita possa continuare serena, malgrado tutte le difficoltà e gli ostacoli che si incontrano.”
Il viaggio di ritorno fu molto rapido. Mi sembrava di non essermi neppure allontanato da casa. La vecchia signora aveva forse compiuto un’altra magia.