LA CENSURA
La censura sui libri ha una lunga storia da quando Gutenberg ha permesso che la carta stampata circolasse liberamente fra tutte le fortunate persone in grado di leggere (e quindi privilegiate). Ha cominciato l’Inquisizione con l’elenco dei libri “all’Indice” ma anche vietando ai cattolici la lettura dell’Antico Testamento nelle singole lingue nazionali. Per leggere i passi della Bibbia era necessaria la mediazione del sacerdote che impersonava la Chiesa. In Italia circolava una traduzione del Diodati condotta nel 1600 e via via adattata ai cambiamenti della lingua.
Ben più esplicita la censura dei regimi totalitari nel secolo scorso: Mussolini in Italia, Stalin nell’URSS, Hitler in Germania, Franco in Spagna calarono la loro mano pesante sulla libertà di lettura. Con la fine delle dittature ritornò la libera circolazione dei libri. Tutto tranquillo? No, almeno negli Stati Uniti, secondo quanto ci informa Camilla Tagliabue sul “Domenicale” del quotidiano “Il Sole 24 Ore” del 27 settembre 2009: «Centoventicinque anni fa Mark Twain pubblicava Le avventure di Huckleberry Finn: da lì discese, parole di Heminguay, tutta la letteratura americana. Oggi è uno dei libri più censurati in patria. Lo ricorda l’American library association (Ala) che dal 1982 organizza, ogni fine settembre, la «Banned books week». Dal 2007 sono 513 i volumi messi all’indice in alcune scuole medie e superiori e biblioteche pubbliche. Ma è una stima per difetto, avverte il report di Ala, che collabora con altre associazioni (National coalition against censorship, American society of journalists and authors…) nella lotta alla censura, aggiornando la mappa dei luoghi del proibizionismo culturale su segnalazione dei cittadini: «In questo modo riusciamo però a documentare solo il 20-30% degli episodi»».
Moltissimi i libri anche di autori famosi per adulti falcidiati per le ragioni più infondate: «Religione, razza e sesso: questi i principali tabù da occultare. In alcuni casi si è arrivati a incriminare singole parole (ad esempio «scroto» nel romanzo per l’infanzia The Higher Power of Lucky, incensato dal «New York Times»), atteggiamenti poco ortodossi, «contro la famiglia tradizionale eterosessuale» (And Tango makes Three, storia di due pinguini maschi che allevano un cucciolo), o i cattivi maestri, come quelli di Harry Potter che insegnano occultismo, magia e la «Wicca religion»».
Questa situazione negli USA (e soprattutto nella East-Coast) descritta da Camilla Tagliabue (e vent’anni fa da Fernanda Pivano sul “Corriere della Sera”) è davvero preoccupante e induce a riflettere su quanto accade nel nostro Paese, dove notizie su questo tipo di controllo non esistono e forse non sono mai state quantificate. Siamo però sicuri che in Italia non sia presente, invece, un certo tipo di autocensura altrettanto grave di quella vigente negli USA? Qualche esempio:
- Nel 1993 la Salani pubblica nella collana “Le linci” uno dei romanzi contemporanei più affascinanti e significativi: “L’isola in via degli uccelli” di Ulri Orlev. Successo immediato. Pochi anni dopo il romanzo viene acquistato dalla Bruno Mondadori per inserirlo in una collana di narrativa scolastica, con relative schede di lavoro. Sorpresa! Il titolo è cambiato “L’isola in via delle rondini”. Eppure l’originale ebraico e quello inglese (da cui è tradotta l’edizione italiana) parla di uccelli. Alla richiesta di spiegazioni, la casa editrice Bruno Mondadori risponde che si è preferito usare un nome specifico di volatile anziché quello generico di “uccelli” che avrebbe potuto provocare malignità fra i giovani lettori. C’è bisogno di un commento?
- Dalla fine di settembre e durante l’inizio del mese di ottobre 2009, in testa alla classifica di vendita di libri per ragazzi troviamo “Il piccolo principe” (sempre in classifica da circa 360 settimane consecutive). Il capolavoro scritto per adulti da Saint-Exupery sembra diventato una lettura obbligatoria per la quarta elementare. Nel “Piccolo principe” troviamo una delle critiche più violente alla società contemporanea: invece in quarta elementare si riduce alla storia di un buon bambino che salta da un pianeta all’altro con una rosa in mano. L’abitudine di imporre questo libro (e spesso questo libro soltanto) esclude la possibilità di leggere altri romanzi di alto livello narrativo pubblicati per ragazzi negli ultimi trent’anni. C’è da meravigliarsi se in tutta Italia il personaggio scelto liberamente e molto amato dai ragazzi sia il protagonista della infinita serie di Stilton?
- Un fenomeno analogo avviene nella scuola media dell’obbligo dove gli insegnanti insistono a far leggere libri scritti per adulti. Calvino è l’autore esemplare, che non si è mai sognato di pubblicare “Il barone rampante”, “Il visconte dimezzato” e “Il cavaliere inesistente” per i ragazzi delle medie. Almeno dal 1980 la narrativa per ragazzi – a cominciare da Roald Dahl – si è profondamente rinnovata con autori e romanzi che davvero riescono a catturare gli interessi e le emozioni dei giovani lettori. Invece molti genitori e insegnanti di scuola media dell’obbligo insistono a far leggere libri di fine Ottocento o primo Novecento, impropriamente chiamati “classici” e che non rappresentano elementi favorevoli per i lettori d’oggi.
È infatti necessario ricordare i condizionamenti a cui sono sottoposti i bambini di oggi per quanto riguarda l’utilizzo delle “storie”. Verso i tre anni l’adulto (prevalentemente la mamma) inizia a leggere le fiabe a voce alta mentre il bambino segue la voce guardando il libro illustrato. Le fiabe sono racconti estremamente complessi, in origine – come noto – tramandati per gli adulti. Dai tempi dei fratelli Grimm le fiabe sono conosciute nella versione per la prima infanzia, ma il bambino, per essere sicuro di averne afferrato la multiversità, pretende di ascoltarla un infinito numero di volte (mediamente 40-60). L’adulto, appena ritiene che l’interessato sia in grado di manovrare un telecomando, lo mette a contatto con videocassette o DVD e il bambino rivede le stesse fiabe (che sino ad allora ha soltanto ascoltato) sotto forma di cartone animato (in genere disneyani) per il quale ripete la stessa forma di interazione quantitativa.
In un minuto di cartone animato i ritmi narrativi sono rapidissimi. Se gli stessi avvenimenti dovessero essere interpretati da esseri umani il tempo richiesto passerebbe da un minuto ad almeno quattro – cinque minuti. Il bambino si abitua così a emozioni e sensazioni rapidissime mentre quando sarà in grado di leggere direttamente una storia dovrà abituarsi a ritmi certamente più lenti. Roald Dahl è stato il primo a rendersi conto di questo problema e a raccontare cose meravigliose con i ritmi adatti alle capacità percettive dei ragazzi d’oggi.
Voler imporre, come fanno purtroppo genitori e insegnanti, i vecchi “classici” è una forma inconsapevole di censura. Se togliamo Pinocchio, praticamente tutto quello che è stato scritto per quasi cent’anni a partire dalla meravigliosa stagione narrativa che ha inizio nel 1880 risulta inadatto alle orecchie dei giovani lettori d’oggi.
Imporre la lettura di libri inadatti ai lettori contemporanei è una forma inconscia di censura, ma non per questo meno grave.